Alla fine degli anni `70 si è iniziato
ad usare il laser per ottenere una maggiore precisione ed
affidabilità nel cambiamento di forma della cornea.
I ricercatori scoprirono che il laser ad eccimeri poteva rimuovere
il tessuto con una precisione accurata fino a 0,25 micron.
Attualmente, nella seconda decade d'uso, i laser ad eccimeri più
tecnologicamente avanzati hanno raggiunto una precisione ed una
sicurezza di livello straordinario nel campo della correzione
chirurgica dei difetti visivi.
Utilizzando questa tecnica sofisticata viene cambiata la curvatura
della cornea, in quantità tale da correggere il difetto,
analogamente agli occhiali o alle lenti a contatto del paziente,
riducendo così o addirittura eliminando una dipendenza a vita nei
confronti delle lenti correttive.
torna
su
PRK -Photo Refractive Keratectomy
Nel settore della cosidetta 'para-chirurgia', il bisturi viene
sostituito dal laser, ovvero da una strumentazione altamente
tecnologica che emette radiazioni collimate ad alta intensità (una
sorta di 'concentrato di luce'). Il laser ad eccimeri, una
radiazione fredda e invisibile di ultravioletto indirizzata e
guidata sulla superficie corneale attraverso il controllo di un
sistema computerizzato, permette la vaporizzazione istantanea del
tessuto corneale da parte del raggio laser consentendo di riscolpire
il profilo della cornea con una precisione micrometrica, correggendo
così il difetto refrattivo. Per l'intervento al paziente viene
installata soltanto qualche goccia di collirio anestetico;
successivamente viene disteso sotto il microscopio del laser, viene
applicato un divaricatore delle palpebre (blefarostato) e viene
sottoposto alla rimozione dello strato di cellule più superficiale
della sua cornea (epitelio). Viene quindi invitato a fissare una
luce rossa di riferimento, mentre un dispsitivo computerizzato (eye
tracker) controlla l'allineamento dell'occhio per la durata del
trattamento. Alla fine della procedura l'occhio viene medicato con
colliri antibiotici e antinfiammatori e si applica una lente a
contatto morbida terapeutica. Viene consigliato un analgesico per
combattere la sintomatologia infiammatoria: fastidio, fotofobia,
lacrimazione, gonfiore palpebrale, sensazione di corpo estraneo
nell'occhio. La lente a contatto terapeutica ha un esclusivo scopo
protettivo e antidolorifico e, anche se può sembrare la causa dei
disturbi non va mai rimossa su iniziativa del paziente, ma solo da
parte del medico, in genere dopo 4/5 giorni. Si richiede buon senso
nell'evitare ambienti potenzialmente dannosi (molto assolati, fumosi
o polverosi), di portare l'occhiale da sole e di installare con
regolarità i colliri. Nei primi 12/20 giorni può accadere che il
paziente accusi dei disturbi nella visione per vicino. Tale
complicanza è destinata a ridursi a poche giornate se il paziente si
attiene scrupolosamente alle indicazioni post-operatorie del
chirurgo.
torna
su
Lasik - Laser in situ Keratomileusis
La LASIK è una procedura che combina laser e chirurgia per la
correzione dei difetti visivi, ideata dal Dr. Barraquer negli anni
'60 che con le recenti innovazioni offre risultati decisamente
positivi. Uno speciale strumento tagliente, il microcheratomo,
effettua un sottile taglio circolare sulla cornea creando un lembo
che viene sollevato; successivamente gli strati sottostanti vengono
trattati con il laser ad eccimeri. Il tessuto sollevato viene poi
rimesso in sede senza punti. Nei confronti della PRK, la LASIK
presenta numerosi vantaggi: minor fastidio per il paziente, un
recupero visivo più rapido e un risultato più stabile. I suoi
inconvenienti sono legati al costo e alla complessità
dell'esecuzione durante la fase del taglio. Al paziente, disteso
sotto il microscopio del laser, viene installata qualche goccia di
collirio anestetico e viene applicato un divaricatore palpebrale
(blefarostato). Fissato l'occhio con un dispositivo a suzione, il
chirurgo esegue la prima fase di taglio meccanico mediante il
microcheratomo, ottenendo un lembo protettivo, agganciato
superiormente; il lembo viene sollevato e il laser agisce nella
profondità del tessuto corneale, mentre il paziente fissa una luce
rossa di riferimento. Alla fine del trattamento la lamella corneale
protettiva viene riposizionata, l'occhio viene medicato con colliri
antibiotici e antinfiammatori e vengono applicate delle
conchigliette protettive. Si consiglia l'assunzione di un analgesico
nel caso di sensazioni fastidiose che in genere si manifestano nelle
prime 2/3 ore. Si richiede di evitare attività fisiche impegnative
per i primi giorni, gli ambienti molto assolati, fumosi o polverosi,
di installare con regolarità i colliri.
torna
su
Lasek
La LASEK è un delle tecniche più recenti. Essa deriva dalla PRK ma
comporta il mantenimento dell'integrità dell'epitelio corneale, con,
in alcuni casi, una possibile riduzione del dolore post-operatorio.
Durante il trattamento il chirurgo provvederà a creare un lembo
epiteliale e quindi il laser agirà sullo stroma superficiale. Al
termine del trattamento il lembo viene ridisteso sul tessuto
corneale e protetto con una lente a contatto terapeutica.
torna
su
Ptk
La PTK o cheratectomia fototerapeutica è una tecnica che viene
utilizzata per asportare tessuto corneale alterato nelle sue
caratteristiche di trasparenza e regolarità. Può essere utilizzata
dopo chirurgia fotorefrattiva (smoothing) per migliorarne i
risultati o come mezzo terapeutico per alcune patologie corneali (ad
es.le erosioni corneali recidivanti).
torna
su
La chirurgia refrattiva nei soggetti presbiti
E' opportuno sottolineare come i soggetti presbiti, oltre i 40 anni,
che si sottopongono a chirurgia refrattiva, non sfuggono alla regola
anagrafica, per cui devono comunque prevedere l'utilizzo
dell'occhiale per lettura anche dopo l'impianto di ICL o un
trattamento di chirurgia refrattiva perfettamente riuscito. Una
alternativa può essere ricorrere allo stratagemma della monovisione,
situazione in cui l'occhio dominante viene lasciato emmetrope, bene
a fuoco da lontano, mentre l'altro viene lasciato miope di 1-2
diottrie, penalizzando ovviamente la visione per lontano; la fusione
a livello cerebrale delle immagini provvenienti dai due occhi è
buona ed il soggetto non avverte nessun disturbo, vedendo
contemporaneamente bene per le due distanze principali.
torna
su